CBD - Definizione e proprietà terapeutiche

Il Cannabidiolo (CBD) è uno dei 113 cannabinoidi identificati finora nella pianta di Cannabis. È uno dei due cannabinoidi più presenti, insieme al Delta-9-tetraidrocannabinolo (THC), e può raggiungere fino al 40% del peso dell’estratto.[1]

A differenza del THC, esso non è psicoattivo sebbene la sua introduzione nell’organismo umano attraverso l’assunzione di cannabis comporti, come per gli altri cannabinoidi, l’interazione con il sistema endocannabinoide (o ECS).

Il sistema endocannabinoide è composto da due recettori fondamentali (CB1 e CB2) ed ha una funzione di mediazione in numerosi processi fisiologici dell'uomo, tra cui appetito, memoria, percezione del dolore e umore.

Il recettore CB1 è concentrato prevalentemente nel sistema nervoso centrale (SNC), quindi a livello cerebrale, e viene attivato dall’interazione con neurotrasmettitori endocannabinoidi come l’anandamide e fitocannabinoidi come il THC. Quest’ultimo agisce infatti come agonista parziale per entrambi i recettori e ne scatena gli effetti psicoattivi per i quali è famosa la pianta di Cannabis.

Il CBD, al contrario, agendo come antagonista per il recettore CB1, ne blocca i siti di attacco inibendo il manifestarsi dell’effetto fisiologico.[2]

Tale comportamento differenzia l’attività psicoattiva del THC da quella non psicoattiva del CBD.

L'ECS è anche in grado di produrre cannabinoidi in modo autonomo (cannabinoidi endogeni), come il già citato anandamide, una sostanza che viene rilasciata in seguito ad attività fisica ed è ritenuta responsabile del cosiddetto “runner’s high” (sballo del corridore), ovvero di quella sensazione di euforia e beatitudine prodotta da una corsa su lunga distanza (ad esempio durante le maratone).[3]

L’assunzione di CBD avviene tipicamente per via orale o per inalazione; nel primo caso la biodisponibilità (ovvero la frazione di sostanza che raggiunge la circolazione sistemica senza subire alterazioni chimiche) varia dal 13 al 19% mentre, nel secondo caso, dal 11 al 45%. Il tempo di dimezzamento di tale sostanza (tempo necessario per ridurre del 50% la biodisponibilità) è di 9 ore.[4]

 

PROPRIETA’ TERAPEUTICHE DEL CBD

Il CBD è spesso considerato il protagonista nel mondo della cannabis terapeutica. Numerose ricerche concordano nell’affermare che i cambiamenti indotti nell’organismo in seguito all’assunzione di CBD portino a benefici medicinali.

Uno degli aspetti più importanti riguarda l’attenuazione del dolore cronico. Uno studio condotto in USA pubblicato sul Journal of Experimental Medicine ha dimostrato che il CBD attenua il dolore infiammatorio e neuropatico nei roditori, senza lo sviluppo di tolleranza. L’azione analgesica è riconducibile, secondo tale studio, all’interazione del cannabinoide con i recettori glicinici α3, fenomeno che blocca il segnale di trasmissione del dolore all’interno dell’organismo.[5]

Inoltre il CBD viene usato come principio attivo nel farmaco Sativex®, prodotto distribuito anche in Italia, utilizzato come trattamento aggiuntivo per il sollievo dal dolore dei pazienti affetti da sclerosi multipla.

Negli ultimi anni diverse ricerche hanno mostrato l’efficacia del CBD nel trattamento di varie forme di epilessia infantile. La Food & Drug Administration ha approvato recentemente l’uso di un farmaco a base di CBD (Epidiolex) come terapia per due rari tipi di epilessia, caratterizzati da forti convulsioni: la sindrome di Lennox-Gastaut (LGS) e la sindrome di Dravet (DS).[6][7]

Un ulteriore studio, pubblicato in Current Pharmaceutical Design, ha scoperto come il CBD sia in grado di produrre effetti simili a quelli di alcuni farmaci antipsicotici e possa essere utilizzato per il trattamento della schizofrenia.[8]

Molti medici sconsigliano il consumo di cannabis a pazienti affetti da ansia cronica a causa della presenza di THC che tende ad amplificare gli effetti di ansietà e paranoia. Tuttavia, ricercatori della New York University School of Medicine hanno scoperto che il CBD agisce sull’organismo in modo esattamente contrario, riducendo gli effetti di ansietà legati a questo disturbo.[9]

Secondo lo studio, il CBD ridurrebbe gli stati d’ansia sofferti da persone afflitte da disturbo post-traumatico da stress, disturbo d’ansia generalizzato, disturbo ossessivo-compulsivo ed altre forme d’ansia.

Un’altra interessante implicazione del cannabidiolo riguarda la malattia di Alzheimer. Secondo quanto pubblicato dal Journal of Alzheimer’s Disease, il CBD sarebbe in grado di aiutare le persone, nelle prime fasi della malattia, a mantenere l’abilità di riconoscere i volti delle persone conosciute. È la prima evidenza della capacità di questo cannabinoide di rallentare il processo degenerativo della malattia di Alzheimer.[10]

 

 

[1] Campos et al. - Multiple mechanisms involved in the large-spectrum therapeutic potential of cannabidiol in psychiatric disorders (2012)

[2] Pertwee - The diverse CB1 and CB2 receptor pharmacology of three plant cannabinoids: delta9-tetrahydrocannabinol, cannabidiol and delta9-tetrahydrocannabivarin (2008)

[3] Fuss et al. - A runner’s high depends on cannabinoid receptors in mice (2015)

[4] Mechoulam et al. - Cannabidiol: An Overview of Some Pharmacological Aspects (2002)

[5] Xiong et al. - Cannabinoids suppress inflammatory and neuropathic pain by targeting α3 glycine receptors (2012)

[6] Devinsky et al. - Cannabidiol in patients with treatment-resistant epilepsy: an open-label interventional trial (2016)

[7] FDA News Release - FDA approves first drug comprised of an active ingredient derived from marijuana to treat rare, severe forms of epilepsy (2018)

[8] Waldo Zuardi et al. - A Critical Review of the Antipsychotic Effects of Cannabidiol: 30 Years of a Translational Investigation (2012)

[9] Blessing et al. - Cannabidiol as a Potential Treatment for Anxiety Disorders (2015)

[10] Cheng et al. - Long-Term Cannabidiol Treatment Prevents the Development of Social Recognition Memory Deficits in Alzheimer's Disease Transgenic Mice (2014)