La nuova legge italiana sulla Canapa Sativa L.

Dal 14 gennaio 2017 è in vigore una nuova legge che regolamenta la coltivazione e la filiera agroindustriale della canapa. Si tratta della specie Canapa Sativa L., conosciuta ed apprezzata in passato, soprattutto in Italia, per le sue straordinarie proprietà che la resero protagonista nel campo della produzione tessile e della carta.

La legge in questione (n.242 del 2 dicembre 2016) indica le norme per il sostegno e la promozione della coltivazione e della filiera della canapa, con l’obbiettivo di ridurre l’impatto ambientale in agricoltura, il consumo dei suoli, la desertificazione e la perdita di biodiversità.

Le varietà ammesse, a cui fa riferimento il documento di legge, sono quelle incluse nel “Catalogo comune delle varieta' delle specie di piante agricole” conforme all'articolo 17 della direttiva della comunità europea 2002/53/CE del 13 giugno 2002.

 

QUALI SONO LE NOVITÀ INTRODOTTE DALLA LEGGE?

La nuova legge introduce delle novità principalmente per quanto riguarda la coltivazione e la destinazione d’uso.

Dalla data di promulgazione è consentita infatti la coltivazione delle varietà di Canapa Sativa L. indicate, senza necessità di autorizzazione. Il coltivatore ha però l’obbligo di conservare i cartellini della semente acquistata per almeno 12 mesi e le fatture di acquisto della stessa per il periodo previsto dalla normativa vigente.

Un’altra novità importante riguarda il limite del contenuto di principio attivo (THC) nelle piante che non deve superare lo 0,6%. Secondo il comma 5 dell’articolo 4, infatti, “Qualora all’esito del controllo il contenuto complessivo di THC della coltivazione risulti superiore allo 0,2% ed entro il limite dello 0,6%, nessuna responsabilità è posta a carico dell’agricoltore che ha rispettato le prescrizioni di cui alla presente legge.”

La legge autorizza le autorità competenti ad effettuare controlli, prelevamenti e analisi di laboratorio sulle coltivazioni di canapa al fine di determinare il quantitativo di THC. Se necessari, gli eventuali campionamenti con prelievo dalla coltura devono essere eseguiti dagli addetti ai controlli in presenza del coltivatore al quale deve essere rilasciato un campione prelevato in contradditorio per eventuali controverifiche.

Nel caso in cui la coltivazione rispetti le disposizioni della legge citata ma il contenuto di THC fosse superiore allo 0,6%, l’autorità giudiziaria può disporne il sequestro o la distruzione, escludendo però ogni responsabilità all’agricoltore.

Le finalità di coltivazione, citate nell’articolo 2 del documento, mirano ad ottenere prodotti alimentari, cosmetici, semilavorati come fibra e carburante, materiale organico per la bioedilizia, biomassa per scopi energetici ed altro ancora.

Ampio spazio viene dato agli incentivi con lo scopo di favorire la filiera della canapa. Sono previsti finanziamenti fino ad un limite di 700mila euro all’anno che il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali si impegna a destinare “..per favorire il miglioramento delle condizioni di produzione e trasformazione nel settore della canapa”.

 

CONCLUSIONE

Si stima che nei primi anni del 1900 le coltivazioni di canapa in Italia raggiungevano una superficie totale di 80mila ettari. Nel 2017, secondo i dati forniti da Assocanapa, gli ettari totali coltivati in Italia sono stati 1300.

La nuova legge sulla Canapa Sativa L. può finalmente stimolare un ritorno diffuso alla coltivazione e dare una spinta definitiva per una moderna filiera della canapa italiana.